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EDIFICI STORICI - Recuperi e restauri

Recupero Grotta della Neve - San Martino s. Marrucina (Chieti)
Il sito in oggetto è l'area denominata Grotta della Neve situata nel centro storico del comune di San Martino sulla Marrucina ( Chieti). Il progetto ha recuperato un sito storico importante sito nel centro storico di San Martino sulla Marrucina, la così denominata Grotta della Neve, e ha valorizzato il percorso che conduce ad essa, trasformandola in un’area sia in uno spazio pubblico da vivere. L'area prospiciente alla grotta è diventata una terrazza panoramica sul massiccio della Majella .
All'interno della grotta è stata sistemata una passerella removibile in grigliati metallici che segnano un continuo con il viale esterno che conduce alla grotta. 
L'intervento è da dividere in due blocchi principali: l'area dell'ingresso a monte sul versante nord, e l'area della Grotta della Neve. Nel primo blocco, sono presenti costruzioni temporanee di proprietà privata che saranno coperte con la realizzazione di una schermatura/pannellatura in legno. 
Dati dimensionali dell'intervento:
 sistema di passerella pedonale con parapetto lungo 80,00 mt
 area a verde sul primo terrazzo di superficie pari a 140 mq
 area a verde di fronte alla Grotta della Neve con superficie pari a 60 mq
 area interna della Grotta delle Neve
Cronologia :
1. progetto preliminare-esecutivo 2013-2014
2. realizzazione aprile 2015- luglio 2015
Recupero succorpo della Chiesa Parrocchiale di San Cristinziano - San Martino s. Marrucina (Chieti)
Su richiesta della parrocchia di recuperare l’originaria funzione di cappella di preghiera feriale e al contempo di avere uno spazio versatile e attento alle varie attività pastorali, si è recuperato funzionalmente l'originario succorpo annesso alla chiesa parrocchiale.Per tanto è' stato necessario eliminare le varie forme di degrado presenti nei locali del fabbricato tra le quali tompagni e interventi di "rimaneggiamento antropico" realizzate nella seconda metà del XX sec, nonchè restaurare le lesioni presenti negli apparecchi murari e nelle volte.
L'azione di ripristino dell'originaria distribuzione spaziale interna assieme al principio base della riconoscibilità hanno portato al ripristino delle aperture che collegavano i due locali eliminando le “tompagnature” realizzate negli anni 50-80 del XIX e XX sec. in modo da rendere più funzionale ed usufruibile lo spazio esistente.
 
Il “concept progettuale” trova origine nell'analisi delle fonti storiche e la rilettura degli elementi tipologici architettonici locali: far dialogare lo stato di conservazione e gli interventi di ripristino delle parti mancanti, partendo dalla conoscenza storica del manufatto, con elementi nuovi in simbiosi con il preesistente.
Il ripristino non si è piegato a forzature stilistiche e/o falsi storici, nonostante l'uso di un linguaggio architettonico coerente con ciò che il tempo ha lasciato: la giusta miscela di esistente ed ex-novo in contrapposizione tra loro, ha portato al ripristino dell’unità potenziale del manufatto, diretta a soddisfare le esigenze pastorali in uno spazio flessibile e funzionale.Un'intervento di restauro chiese in Abruzzo tra i più particolari.
Su tale linea si è deciso di conservare le cornici sulle volte a crociera cosi come sono pervenute a noi, lasciando la demarcazione delle linee geometriche come guida per l’interpretazione e la libera ricostruzione soggettiva/oggettiva di chi le osserva.
Sul principio della riconoscibilità sono stati aggiunti il "wood-cube" come locale tecnico di servizio rivestito con listelli di larice, e con la stessa tecnica si è dato nuovo volto alla quinta dell'altare: un frame leggero ed effimero che non si staglia sullo spazio storico esistente ma ne accoglie il riverbero semplice ed essenziale.
Le nicchie che custodivano le originali scalinate di collegamento alla chiesa superiore sono state lasciate volutamente “incompiute” mantenendo la scansione pedata/alzata nelle soglie rimaste a mò di rudere.
 
Cronologia :
1. progetto: 2014-2015
2. realizzazione ottobre 2017- marzo 2019
Restauro e recupero di due mulini ad acqua 

Il progetto di recupero dei mulini ad acqua del torrente Vesola nasce dalla volontà di far rivivere un'importante testimonianza dell’economia locale, attiva ancora a metà ‘900. L’approccio di restauro dei due manufatti è stato diverso a causa delle differenti condizioni di conservazione dei due edifici: l’edificio a monte (risalente al 1769) conservava infatti ben distinguibili i muri perimetrali, mentre quello a valle (databile almeno al 1188) presentava un volume in gran parte evaporato. Il “concept progettuale” è stato invece unico, originato dall’analisi attenta delle fonti storiche e dalla rilettura degli elementi architettonici locali: chiave del recupero architettonico è stata il dialogo tra stato di conservazione e interventi di ripristino delle parti mancanti, basato sulla conoscenza e studio dell’“impianto molitorio”. Un ripristino coerente con la tradizione locale ma libero da forzature stilistiche o falsi storici: la giusta miscela di esistente ed ex-novo in contrapposizione tra loro, per recuperare l’unità potenziale del manufatto tanto da soddisfare le esigenze abitative in uno spazio flessibile e funzionale. Ciò ha permesso al restauro di far rivivere, con semplici e delicate scelte architettoniche, lo spazio interno originale degli antichi mulini Giacchetti-Turner. Analizzate le componenti dell’impianto molitorio si è cercato, ove possibile, di farle “rivivere” li dove erano collocate in origine. Ad esempio, sulla pavimentazione del piano terra del mulino a monte, è stata ridisegnata la genesi geometrica delle volte a crociera originarie: una semplice “X” in mattoni. Sempre sullo stesso livello, disponendo circolarmente dei mattoni sulla pavimentazione, è stata riproposta l’esatta sagoma e posizione delle macine; così anche il “ritrecine” (la ruota lignea azionata dall’acqua) è stato ridisegnato nella pavimentazione del piano seminterrato. Stesso criterio ha portato al ripristino delle parti mancanti delle murature, optando per l’uso dei conci lapidei, differenziandoli dagli esistenti attraverso le fughe. Le tramezzature interne rifinite con intonaco grezzo bianco fanno risaltare al meglio le murature originarie in pietra nel segno della riconoscibilità, alleggerendo e rimodulando lo spazio interno. Il recupero ha seguito le esigenze funzionali del proprietario, creando uno spazio versatile da vivere come unica abitazione o su più livelli orizzontali indipendenti tra loro. Allo scopo è stata progettata una leggera scala metallica, con schermatura ad alleggerire lo spazio in essa racchiuso e con funzione di collegamento interno tra i tre livelli; all'occorrenza può essere chiusa da una botola calpestabile in legno, posta all’ultimo piano. Il mulino a valle è stato recuperato come studio-foresteria. Il suo iniziale rilievo è stato eseguito con scanner 3d che ne ha riportato alla luce i caratteri salienti permettendo lo studio dei cantonali dai quali si è ridefinita l’altezza e l’inclinazione della falda e la sagoma originale. Conservando a mò di rudere i soli muri perimetrali, si è ricostruita la sua sagoma fedele: le porzioni mancanti sono state realizzate in blocchi leggeri rivestiti esternamente con conci di pietra a vista, differenziati dalle parti originali grazie ad uno spessore minore e ad una rifinitura interna in intonaco bianco. Come “resoconto” storico, alla sommità delle porzioni originarie è stata posta una continua e sottile linea di mattoni. Il volume interno è vivacizzato dal sobrio cubo sporgente che definisce il bagno, dal soprastante soppalco ligneo, dalla luce zenitale proveniente dalle finestre sulla falda e dalla grande vetrata ad ovest.

La struttura portante in acciaio lasciata a vista all'interno marca, “a fil di ferro”, il volume severo e minimale. Ad ovest la muratura mancante è stata “ripristinata” con la grande vetrata dalle linee sobrie e severe, a richiamare gli antichi opifici; essa demarca la complicità tra il manufatto e la natura nella quale è completamente immerso. Il mulino a valle è come un piccolo scrigno che rivive nella contemplazione del contesto naturale che lo caratterizza e che lo rende unico. L’intervento di recupero, insinuandosi nel paesaggio, mira a ridargli vita e valore e, contemporaneamente, a far suoi i più alti valori offerti dalla natura e dalla quiete del paesaggio stesso.

 
Cronologia :
1. progetto: 2012-2013
2. realizzazione settembre 2013- ottobre 2016
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